LUOGHI

L'OASI  WWF di SERRE-PERSANO

Nata nel 1981 a seguito di un accordo tra WWF e Consorzio di Bonifica, è costituita da un bacino artificiale lungo il fiume Sele ed ha una estensione di circa 300 ettari. L'ambiente palustre del lago artificiale di Persano è caratterizzato dal canneto che ospita una grandissima varietà di specie animali e vegetali. Il canneto pullula di variopinti uccelli che in primavera trovano riparo per nidificare; sono il cannareccione, il tarubusino, la folaga, Io svasso maggiore, il germano reale, la marzaiola, l'airone cenerino e rosso, il martin pescatore. In questo tratto di fiume vivono ancora dei rari esemplari di lontra, musteide in via di estinzione, la cui immagine è diventata il simbolo dell'Oasi di Persano. E’ raggiungibile mediante la S.S. 19, direzione Eboli.

L'Osservatorio Astronomico "Aresta" di Petina

In uno degli altipiani più incante­voli degli Alburni, in località Aresta a 1200 m di altezza nel comune di Petina sorge il più grande osservatorio astronomico non professionale d'Italia. Questo neo osservatorio è nato grazie alla volontà del comune di Petina che ha trovato un valido appoggio economico nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. L'osservatorio astronomico "Aresta" di Petina ospita, sotto una cupola di 5 m. di diametro, un riflettore con specchio in vetro ceramico Astrositali di ben 850 mm di diametro. La configu­razione ottica Ritchey-Cretien è associata a un tubo in fibra di carbonio, che permette massima leggerezza accoppiata alla mas­sima rigidità: la montatura equa­toriale ha puntamenti completa­mente compiuterizzati sincronizzati con la rotazione della cupo­la.

Nel futuro sarà sviluppata la pos­sibilità di avere un accesso remo­to per massimizzare i tempi osservativi. Un rifrattore acro­matico di 180 mm, completa la dotazione ottica; il cuore dello strumento è però una camera CCD Europixel Sistem Hi-SIS39 dotata di un chip KAF-1001E da 1024x1024 pixel con dimensioni di ben 24.5 mm di lato. Questa camera che ha un'altissima efficienza quantica, permetterà di raggiungere la magnitudo 20 con integrazioni di 30s.

Tutto il telescopio pesa 1800 kg e poggia su un grande pilastro in cemento armato completamente separato dalla costruzione, che negli anni precedenti era adibito a ricovero per gli allevatori. A questa costruzione di circa 130 mq, completamente ristrutturata, è affiancato il nuovo edificio che ospita il telescopio, tutto ben integrato nella natura che lo cir­conda.

L' Osservatorio "Aresta", dista solo 15 minuti di automobile da Petina, si trova sotto un cielo molto buio e con un seeing sem­pre molto buono. Chiunque volesse visitarlo e per ogni informazione può rivolgersi al comune di Petina - tel. 0828 976003.

Grotte di Castelcivita

La Grotta, incantevole paesag­gio sotterraneo, è situata lungo la riva destra del fiume Calore a 100 metri dal livello del mare e si sviluppa per ben 4 Km. Riveste particolare interesse per gli enormi saloni, duomi, corri­doi ed ampie gallerie, tutti me­ravigliosamente addobbati da una straordinaria dovizia di concrezioni dalle forme più sva­riate che la natura ha saputo creare.

Ai piedi di una parete Calcarea si erge l'ingresso che invita ad in­traprendere un suggestivo e par­ticolare viaggio nelle più profon­de viscere della terra, colorato da verdi rupi.

Dopo pochi metri di percorso vi è la caverna detta del Guano, rappresentante una bocca circo­lare ed immensa; proseguendo il viaggio incontriamo gallerie, pozzi, strettoie la cui esplorazio­ne infonde un'irresistibile curio­sità. Più avanti vi è una grande caverna intitolata alla guida Luigi Vittorio Bertarelli, in cui si in­nalza in perfetta verticale una meravigliosa colonna e, vicina ad essa, un'elegante stalagmite. II tutto è sovrastato da numerosissime stalattiti imitanti moti­vi architettonici di grande inte­resse.

Nella zona dei pipistrelli si nota­no delle concrezioni più scure perchè corrose da sostanze aci­de; di qui si giunge nel Deserto la cui pavimentazione si presenta sabbiosa e pianeggiante. Oltre il Deserto si perviene alla grande Sala Principe di Piemonte, particolare per la presenza di una colonna costituita da elegan­ti elementi a disco orizzontali. Nella galleria detta Boegan inve­ce lo spettatore si trova dinanzi ad un maestoso palcoscenico costituito da colonne stalagmitiche e centinaia di stalattiti riuniti armoniosamente in uno spazio li­mitato. Vari oggetti dell'età pa­leolitica, scoperte negli ulltimi anni, fanno pensare che la Grotta sia stata abitata ininterrottamente dall'età della pietra fino all'età del ferro.

Oltre a ciò che è stato descritto sino ad ora, la grotta presenta al­tre innumerevoli motivi naturali degni di altrettanta importanza.

È senz'altro uno spettacolo dav­vero meraviglioso che non può essere descritto in così poche pa­role di presentazione, la sua bel­lezza può essere infatti verificata solo visitando personalmente la Grotta.

Guerriero di Costa Palomba

Emana un fascino indescrivibile questa scultura rupestre del IV secolo a.C., nel cuore degli Alburni, in località Costa Palomba, raffigurante un antico guerriero detto "Antece" che significa antico o immobile. Scelto come simbolo degli Alburni, è stato inserito nello stemma dell'Ente Comunitario.

Roscigno Vecchia

Definita la "Pompei del XX secolo", costituisce un eccezionale documento di storia di un passato non molto lontano, ma tanto diverso. Fu abbandonata in seguito alla legge speciale sui paesi franosi, tra il 1902-1908. Ciò che colpisce immediatamen­te della Roscigno Vecchia è l'im­magine di un paese che si è con­servato iinmodificato pur se ab­bandonato da circa un secolo. Si possono osservare infatti stra­de, piazze, viuzze in ciottoli di pietra calcarea ed elementi archi­tettonici dell'agglomerato urba­no rimasti intatti dall'epoca del grande esodo come se il tempo si fosse fermato e non avesse deter­minato alcuna degradazione. Tuttavia gli abitanti, soprattutto gli anziani, hanno continuato ad utilizzare le loro prime abitazioni per uso agricolo per disporre gli attrezzi del mestiere e conserva­re i prodotti agricoli. Nel centro storico vi è la grande piazza Giovanni Nicotera, con la chiesa di S. Nicola di Bari, cir­condata da alberi secolari prota­gonisti di questo incantevole paesaggio urbano.

Ancora sui portali di legno delle botteghe, si possono notare le antiche insegne dell'800. Basta essere presenti in questo centro per trovarsi immersi come per incanto nei primi anni del 900 quando ancora non vi era l'asfalto, l'elettricità e le condot­te di acqua.

Un patrimonio così organico in­vita alla quiete ed al rispetto di un paesaggio straordinario lonta­no dai clamori di quest'epoca caotica.

È da visitare con grande interes­se il museo carico di capolavori d'altissima manifattura; stipiti, recipienti, brocche, utensili, ca­salinghi ed attrezzi artigianali di varia natura. Tutto ciò è testimo­nianza della civiltà contadina fat­ta di tecnologia e creatività arti­gianale.

LA  GROTTA DI S. MICHELE ARCANGELO IN S. ANGELO A  FASANELLA

Meravigliosa espressione della natura e meta di somma vene­razione, la grotta di S. Michele Arcangelo sorge a circa 500 metri dal centro abitato di Sant'Angelo a Fasanella. Si narra che tale grotta fu prodigiosamente scoperta da Manfredi, Principe dell'antica città di Fasanella. Questi, giunto in quel luogo in una giornata dedicata alla cac­cia, sciolse il suo falcone che immediatamente entrò nel fo­ro di un colle sparendo del tutto dalla vista del Principe.

 Spinto dalla curiosità egli si avvicinò a quel luogo e udì soavissimi e dolcissimi canti da cui restò affascinato. Come svegliandosi da un sogno, il principe il giorno seguente de­cise di ritornare in quel luogo portando con sé il clero ed il popolo e, allargato il foro, apparve una meravigliosa spe­lonca il cui altare era consa­cralo alla gloria dell'Arcange­lo S. Michele. Da allora la sa­cra grotta fu tenuta in somma venerazione dal popolo. Sullo spiazzo antistante vi è una croce di ferro battuto inse­rita in un blocco di pietra su cui è scolpito lo stemma dei Caracciolo. Il portale è architravato in pietra ed è sorretto da due leoni stilifori su cui pog­giano gli stipiti. Nella grotta, molto spaziosa, si distinguono due sale di cui la più interna è la maggiore (lunga 75 metri circa). La volta presenta diversi fusi in senso trasversale, il più lun­go è sull'entrata, II pavimento è in mattoni rettangolari in cui sono incastrate piccole formelle in maiolica recanti vari motivi. Tre di queste formelle si trovano anche sulla fronte di un pozzo a de­stra dell'entrata e sono datate 1617: ciò è importante perché probabilmente indicano un primo restauro. Sul muro di fronte all'ingresso vi sono i re­sti di un vecchio organo e la tomba di Francesco Carac­ciolo sormontata da un busto di manifattura artigianale. In alto sulla destra vi è un bal­dacchino gotico posto a 5 me­tri dal suolo, caratterizzato da una cornice con archetti ogi­vali e da due figure all'estre­mità, raffiguranti l'una l'An­gelo e l'altra l'Annunciazione. La cavità più profonda è stata adibita a Cappella dedicata al­la Madonna dell'Immacolata e sull'altare vi è un gran quadro raffigurante la Vergine la cui cornice è in stile rococò. Al lato dell'altare vi è, su un piedistallo di roccia naturale, una statua della Vergine che tiene con la mano sinistra il bambino in piedi. Proseguen­do sullo stesso lato, vi è un'al­tra statua della Vergine seduta con Bambino, posta in una edicola semicircolare presen­tante caratteristiche rinasci­mentali e modeste dimensioni. Segue, in una cavità meno profonda, un'altra cappella il cui altare è ligneo e sulla cui fronte è dipinto il Cristo mor­to. In fondo alla grande sala vi è l'ultimo altare, quello di S. Michele Arcangelo la cui sta­tua marmorea è un'opera ba­rocca.

 

MUSEI

 

Nel cuore dell' Ente Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni è sorto un esempio importante di museologia naturalistica. Il museo naturalistico degli Alburni è stato inaugurato il 6 agosto 1997. Il progetto è stato elaborato e realizzato dall'asso­ciazione culturale naturalistica "II passero del borgo antico" ubi­cato nel centro sto­rico di Corleto Monforte (SA) in uno stabile restau­rato e adeguato all'attività museale. Il materiale custodi­to, ha la sua genesi nello studio del dott. Camillo Pignataro.Gli animali sono identificati median­te apposita legenda, che riporta la carti­na con areale di distribuzione, nome comune e scientifi­co. Franto Tassi del Comitato Par­chi Nazionali e riserve analoghe d'Italia - Roma, definisce questo museo «... uno dei punti di forza - non certo l'unico, ma neppure il meno importante - su cui basare la vera rinascita e l'auspi­cato "rinascimento" del Mezzo­giorno più vivo e autentico». Il Museo naturalistico degli Al­burni accoglie: Mammiferi, oltre 50 specie europee. Uccelli, tutte le specie europee.Insetti, circa 15.000 esemplari provenienti da tutto il mondo.Il museo mostra al primo piano i mammiferi con lo studio sui canidi, felidi e musteidi. Gli uccelli sono allocati al se­condo e terzo piano, compren­dendo le specie stanziali, migratorie e accidentali. Al quarto piano sono esposti gli insetti, in particolare coleotteri e l’entomofauna del Parco Nazionale del Cileno-Vallo di Diano e dei Monti Alburni.

Museo naturalistico degli Alburni: via Forese, 16 84020 Corleto Manforte tel. 0828 964296
 
Le bellezze naturali del territorio comunale e le significative tracce degli insediamenti umani succedutisi nel tempo fanno di Roscigno un caso di studio assai particolare. Per circostanze occasionali si conservano due siti archeologici, l'uno non meno interessante dell'altro, ma separati da un arco temporale che copre ben quindici secoli se non di più:l'abitato enotrio-lucano di Monte Pruno, il cui declino può collocarsi intorno al III sec. a.C. e il villaggio rurale di Roscigno Vecchia, abbandonata nei primi decenni del 1900. Il sito di Monte Pruno ha suscitato l'interesse degli studiosi già a partire dagli anni '20 e si è accresciuto dopo la scoperta della tomba principesca, oggi esposta al Museo Provinciale di Salerno.
E' situato ad un importante crocevia degli itinerari che, attraversando le vallate fluviali, favorirono traffici dalle coste tirreniche e ioniche verso l'interno. Grazie agli eccezionali rinvenimenti del 1938 e alle campagne di scavo sistematico che la Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno ha promosso, è stato possibile allestire una piccola esposizione negli spazi messi a disposizione dal Comune. Questa struttura, la cui realizzazione si inserisce nell'ampio programma di valorizzazione del patrimonio archeologico della provincia di Salerno messo a punto dalla Soprintendenza in questi anni, si propone come Laboratorio Archeologico, nel quale elaborare i risultati della ricerca e proporli al pubblico sì da divulgare la conoscenza del sito per gli stati di avanzamento dell'indagine sul terreno e dello studio dei materiali rinvenuti
Museo Laboratorio Archeologico: Piazza S. Resciniti, 3  Roscigno


Museo sulla Civiltà Contadina

Nata nel 1992, la mostra di Castelcivita ha sede nella Torre Angioi­na, dove si sviluppa su quattro pia­ni, per una superficie complessiva di circa 70 mq. Al primo piano sono esposti reperti preistorici del Paleolitico (punte, selci, ecc.) provenientii dal­le famose grotte di Castelcivita. Al secondo piano è allestita la tipica cucina contadina del '700-'800 con caminetto, suppellettili, stoviglie in terracotta, sgabelli, telai. Al terzo piano è ospitata una ric­chissima rassegna di aratri e di attrezzi per la semina, la raccolta il trasporto e la trasformazione di prodotti agricoli. Al quarto piano, infine, è ricostruita la tipica camera da letto contadina, con letto in ferro battuto, comodino, tinozza in legno, il tutto arricchito da costumi e calzature (zampitti) dell'epoca. L'attenzione del visitatore è richiamata anche da una pregevole raccolta di circa 1500 libri.

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